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Gagliole

-Castello – Rocca Varano
Struttura difensiva edificata dai DA VARANO per tuela del territtorio del proprio ducato. Recentemente restaurata.
La torre fu inglobata, anziché soppressa, in vista di un successivo riuso, da lavori di generale ristrutturazione, avviati negli ultimi due decenni del XIII e proseguiti nella prima metà del secolo successivo, che determinarono l' ampliamento dimensionale e la sopraelevazione della struttura. La difesa del sito, sicuramente imposta dalle circostanze storiche e politiche (la contesa del castello di Gagliole tra i Varano e gli Smeducci perdurò fino a tutto il XV sec.), impose nel 1438, al conte Pietro Brunoro di S. Vitale di Pama, la necessità di rafforzare anche la cortina muraria ai lati N-E e S-W con tre torrioni cilindrici scarpati e muniti ognuno di troniere circolari in pietra. Mentre sul mastio, privo di bombardiere, sono state rilevate caditoie di appoggio ai beccatelli che coronavano in origine la parte sommitale. Gagliole ha tutte le caratteristiche proprie della rocca con funzione esclusivamente militare destinata alla guardia e alla difesa del sito, con capacità ridotta di ospitare anche un presidio militare. Eretta su uno sperone roccioso arenoso che a N viene a costituire un naturale piedistallo, la rocca di Gagliole è stata costruita in pietra a cortine verticali, con l' imponente mastio pentagonale - unico esempio nel sistema difensivo varanesco - circondato da mura. Vi si accede a S per mezzo di una porta, voltata a sesto acuto e profilata a conci di pietra calcarea, in posizione avanzata rispetto alla parete della rocca. Al mastio si accede percorrendo un breve tratto del terrazzamento, poiché l' ingresso alla corte interna, anch' esso lievemente a sesto acuto e piuttosto basso, non è in asse con l' altro. La cinta muraria, costruita nelle locali pietra calcarea biancastra o rosa del lias ed arenaria del terziario, ha due porte di accesso: quella principale aperta a N, costruita in conci di pietra arenaria con arco a sesto acuto, affiancata a destra dalla chiesa di S. Giuseppe e l' altra a S, orientata verso la valle del Potenza, detta porta Zingarina ricavata da una torre cubica e munita di feritoia verticale sopra l' arco. La cinta muraria risulta rafforzata da cinque torrioni: a W da due cilindrici ed uno quadrato, mentre ad E da un torrione cilindrico ed uno quadrato. Dalla Rocca Varano è visibile la collinetta boscosa (730 mt. s.l.m.) di Ancagliano, su cui sono rinvenibili ruderi dell' antica rocca della Bisaccia fatta edificare dagli Smeducci nel 1334. Avamposto di punta della difesa di Gagliole e del versante sanseverinate del Potenza contro le minacce di espansionismo dei Varano, era dotata in origine di cinta muraria, palatium e torre. Della struttura originaria restano esigui resti di superficie, consistenti in conci rettangolari di piccole dimensioni di pietra rosata locale.
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Proprietà: Comunale
Data costruzione: 1274
-Chiesa di San Giovanni
E' a questa chiesa che si riferisce il documento più antico riguardante Acquosi e risalente al 1198, nel quale si legge che essa era soggetta all'abbazia di Sant'Angelo infra Ostia di Esanatoglia.
In tale documento si legge: " jus quod habetis in Ecclesia S. Joannis (sic) de Lacurse", mentre nelle Rationes del 1299 compare un tal Don Angelo cappellano di San Giovanni di Acquosi: "...dompno Angelo cappellano S. Johannis de Iaccufis". Acquosi ricompare come villa nella documentazione notarile del XVI secolo insieme alla Chiesa di S. Giovanni. La medesima chiesa è ricordata in occasione delle Visite apostoliche e Pastorali del 1572 e del 1582. Nel resoconto della seconda di queste Visite, si legge che la chiesa non aveva sagrestia, ma esisteva la casa parrocchiale; la parrocchia comprendeva 61 famiglie (quindi circa 300 persone). L'antica chiesa di S. Giovanni, rimaneggiata più volte nei secoli è un edificio piuttosto ampio, pari a due terzi della Pieve di S. Zenone e non è officiata. Non si notano altri resti di superficie degni di nota.
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-Chiesa di San Lorenzo a Torreto
La chiesa conserva, in un altare laterale, la tavola originale della venerata Madonna delle Macchie. Sull’Altare Maggiore, degno di nota è il Tabernacolo ligneo databile ultimo IV del XVI sec.
A circa un chilometro e mezzo ad est di Gagliole, oggi sorge il villaggio di Torreto. Esso che nell'antichità veniva denominato Palazzolo, risultava e risulta tuttora diviso in due parti: la prima più in basso dove oggi sorge la chiesa nuova di S. Lorenzo a mt. 513 s.m., la seconda immediatamente a nord e a monte, denominata il Colle di Torreto a mt. 560 s.m., dove sorgeva la chiesa vecchia di S. Lorenzo e dove esistono i ruderi di antichi edifici. Anche in questo caso le più antiche notizie si riferiscono alla chiesa di S. Lorenzo (la vecchia) di Palazzolo e risalgono al 1171, anno della donazione della Pieve di S. Zenone e di alcune chiese soggette a S. Michele Arcangelo di Domora. La chiesa di S. Lorenzo insieme al suo cappellano Don Nicola è elencata fra quante pagarono le decime per l'anno 1299, nelle Rationes. La chiesa è ricordata ancora nel 1330 come dipendente da S. Michele Arcangelo di Domora. La dipendenza è ricordata anche dall'Amatori che parla di S. Lorenzo di Palazzolo o del Colle, ma pone la chiesa anche in dipendenza dell'Abbazia di S. Maria di Valfocina. Le fonti poi tacciono fino alle Visite Pastorali degli anni 1572 e 1582, nelle quali la chiesa è detta di S. Lorenzode Cellis seu Turiti ed il villaggio è definito villa. La chiesa in tali occasioni risultava parzialmente rovinata ed il Visitatore ordinò di rinnovare il Crocifisso dipinto su una parete, di rifare il pavimento in mattoni e di scavare le fosse per i morti in modo tale che le ossa dei cadaveri non restassero scoperte. Insomma esisteva una situazione di degrado tale che ben presto il cardinale Franzoni, durante la Visita pastorale del 1670, vedendo la rovina, volle che la chiesa si ricostruisse più in basso a Torreto, dove già esisteva la casa del parroco. Ciò avvenne effettivamente nel 1673 e la chiesa vecchia andò in rovina, tanto che nei catasti del 1768 si parla ormai della chiesa di S. Lorenzo vecchio in località Il ColIe, ovvero della località: "S. Lorenzo vecchio terra sodiva con Chiesa dirruta...".
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-Chiesa di San Michele Arcangelo
La chiesa, di epoca romano-gotica, conserva dell’impianto originale il portale con le decorazioni in cotto (sec. XIV) e alcune porte laterali. All’interno, che presenta la conformazione neoclassica della ristrutturazione settecentesca, si possono ammirare i due altari laterali in pietra locale (sec. XVIII). Nel corso del recente restauro sono emersi pregevoli affreschi dei secoli XV e XVI, ascrivibili alle note scuole pittoriche di Camerino e S. Severino Marche, raffiguranti Santa Caterina d’Alessandria, S. Luca, S. Antonio da Padova, S. damiano, S. Antonio Abate e San Giuseppe. L’altare ligneo dell’abside conserva una tela del XVII sec. vicina ai modi di Simone Cantarini (1612-1678), raffigurante Madonna con Bambino e Santi.
Nel corso del restauro sono emersi pregevoli affreschi dei secoli XV e XVI, ascrivibili alle note scuole pittoriche di Camerino e S. Severino Marche, raffiguranti Santa Caterina d' Alessandria, S. Luca, S. Antonio da Padova, S. damiano, S. Antonio Abate e San Giuseppe. L' altare ligneo dell' abside conserva una tela del XVII sec. vicina ai modi di Simone Cantarini (1612-1678), raffigurante Madonna con Bambino e Santi. La chiesa, di epoca romano-gotica, conserva dell'impianto originario il portale con le decorazioni in cotto (sec. XIV) e alcune porte laterali. All'interno, che presenta la conformazione neoclassica della ristrutturazionesettecentesca si possono ammirare i due altari laterali in pietra locale (sec. XVIII). Nel corso del restauro sono emersi pregevoli affreschi dei secoli XV e XVI, ascrivibili alle note scuole pittoriche di Camerino e S. Severino Marche, raffiguranti Santa Caterina d'Alessandria, S.Luca, S.Antonio da Padova, S.Damiano, S.Antonio Abate e S.Giuseppe. L'altare ligneo dell'abside conserva una tela del XVII sec. vicina ai modi di Simone Cantarini(1612 - 1678), raffigurante Madonna con Bambino e Santi.
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Data costruzione: XIV Secolo
-Eremo della Madonna delle Macchie
Salendo per una strada bianca che parte dalla S.S. 361 in prossimità del Cementificio ma dal lato opposto, si raggiunge l'antichissimo monastero della Madonna delle Macchie. Si tratta di un complesso edilizio monastico costruito in più fasi a partire almeno dal XIV secolo.Il complesso è costituito da un quadriportico sul quale si affacciano alcuni edifici monastici e due chiese. La più antica di queste ultime, è un edificio gotico con portali a sesto acuto e volte a crociera, all'interno del quale sono presenti vari affreschi attribuiti al pittore Diotallevi di Angeluccio del XIV secolo ed altre pitture, ora in parte distaccate e conservate al museo Diocesano di Camerino, risalenti al XV secolo ed eseguite da un anonimo artista detto Maestro delle Macchie'. Adiacente a questa prima chiesa ne esiste un'altra ottenuta chiudendo con un muro un antico portico. Anche in questa chiesa esistono vari affreschi votivi, ma soprattutto nella parete absidale c'è una grande Assunzione risalente al periodo a cavallo fra XV e XVI secolo di ispirazione Signorelliana.
Il complesso è costituito da un quadriportico sul quale si affacciano alcuni edifici monastici e due chiese. La più antica di queste ultime, è un edificio gotico con portali a sesto acuto e volte a crociera, all'interno del quale sono presenti vari affreschi attribuiti al pittore Diotallevi di Angeluccio del XIV secolo ed altre pitture, ora in parte distaccate e conservate al museo Diocesano di Camerino, risalenti al XV secolo ed eseguite da un anonimo artista detto Maestro delle Macchie'. Adiacente a questa prima chiesa ne esiste un'altra ottenuta chiudendo con un muro un antico portico. Anche in questa chiesa esistono vari affreschi votivi, ma soprattutto nella parete absidale c'è una grande Assunzione risalente al periodo a cavallo fra XV e XVI secolo di ispirazione Signorelliana.
Indirizzo S.S. 361
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Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: XIV - XV. Secolo
-Madonna della Pieve o di San Zenone
Pieve di S. Zenone, oggi Santa Maria della Pieve (sec. XI-XII), documentata nel 1103 con quattordici chiese tributarie. Chiesa a navata unica, con facciata in pietra tufacea, portale ad arco in pietra bianca e archetti pensili di manifattura lombarda. All’interno si conserva un interessante affresco del sec. XVI attribuito al perugino Bernardino di Mariotto Dello Stagno (1478-1566), rappresentante Madonna con Bambino e Santi. L’edificio, nella sua antica funzione battesimale, rappresenta forse la prova più importante dell’esistenza in valle di un nucleo abitato di origine romana.
La parte più interessante risulta, a prima vista, la facciata divisa orizzontalmente in due parti e verticalmente in tre da quattro lesene. Un motivo ornamentale di quattro archetti chiusi, a destra e a sinistra della porta, conclude la decorazione della facciata esposta ad Ovest. Nel lato sud della chiesa, diviso da alcune lesene verticali, si apre una porta interamente realizzata in laterizio, risalente al XVI secolo. Il lato est presenta l'abside della chiesa nella quale si aprono delle monofore riaperte a seguito di un restauro. Il lato nord della Pieve, risulta ampiamente ricostruito. L'interno della chiesa è ad una sola navata, la copertura è costituita da travature di legno che sostengono, tramite dei travicelli, delle pianelle colorate per metà di bianco che danno un particolare effetto policromo. All'interno della chiesa è particolarmente degno di nota un affresco del XVI secolo rappresentante una Madonna con Bambino che probabilmente ha fatto modificare la dedicazione dell'edificio sacro.
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Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: 1200
-San Giuseppe
All'interno visibili un crocifisso ligneo del '500 e un affresco del de Magistris del 1530.
Da quanto è dato sapere e ricavare dalla sua attuale struttura la facciata almeno non va considerata anteriore al secolo XVI. Notizie in merito ad un oratorio preesistente non ve ne sono. La fronte dunque è a muro misto, già intonacato, scandita da quattro lesene di mattoni inopportunamente verniciati di rosso e terminanti in alto in un timpano a forte aggetto pure in mattoni. Al centro dell'architrave della porta d'ingresso, come chiave del medesimo, due pietre di chiaro travertino portano scolpite la tiara pontificia sopra le chiavi incrociate di S. Pietro e più sotto le lettere A. S. S. B. L. che dichiarano il sacro luogo dipendenza della Basilica Lateranense e quindi di giurisdizione pontificia. L' interno è costituito da un primo vano a pianta quadrata, due grandi acquasantiere scavate a conchiglia fissate al muro: sulla parete di fondo è dipinta in affresco la Natività attribuita ad Andrea De Magistris e datata 1530. Le figure dei ss. Sebastiano e Rocco che fiancheggiano l'affresco ci sembrano piuttosto opera di anonimo del sec. XVII. Molto probabilmente il titolo della chiesa è riferito al "capofamiglia", S. Giuseppe, raffigurato nell'affresco. A destra si apre la cappella del SS. Crocifisso, che, qui trasportato, come vedremo, alla fine del '700, finì per detronizzare in certo modo il più antico titolare. L'oratorio in origine non dovette esser più grande. Pensiamo quindi che con l'acquisizione del Crocifisso si ritenne opportuno ampliare la recettività dell'ambiente ricavando a sinistra, comunicante attraverso un arco, un altro vano a pianta irregolare, quasi trapezoidale, come una prolunga della navatella originaria con i banchi per i fedeli. Così l'asse si spostò di 90 gradi per convogliare l'attenzione dei fedeli verso il Crocifisso. La parete di quest'ambiente, più ampia delle altre due, è segnata in alto e al centro da una grata sei-settecentesca di legno traforato e dipinto ad uso degli occupanti il retrostante appartamento, proprietà del comune di Gagliole. Lungo la parete destra, anch'essa obliqua, scendono le corde dal campaniletto a vela eretto a filo con il muro esterno. Notevole suppellettile della chiesa una croce di legno con il Cristo dipinto (cm. 56x39) del '500; due lampade pensili di argento o metallo argentato di diversa dimensione. Da ammirare il Maestro Teutonico, Crocefisso ligneo policromo (sec. XVI) Il crocifisso fu trasportato, nel 1789, dall' eremo della Madonna delle Macchie nell' Oratorio di S. Giuseppe per favorirne la venerazione (ove è attualmente visibile). L' opera vanta un certo realismo nella descrizione anatomica, visibile soprattutto nella rete di vene sottocutanee e nelle pieghe dietro ai talloni e sotto i piedi, cui si contrappone la serena pacatezza del viso. Di grande efficienza plastica e cromatica il lungo perizoma rimboccato che si incrocia sul davanti, blu lapislazzuli con decorazioni oro.
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Proprietà: Ecclesiastica
Data costruzione: 1500
-Tabernacolo del Cerqueto
Tabernacolo del Cerqueto", opera di Lorenzo di Alessandro della fine del XV secolo
L' Affresco, restaurato nel 1968, rappresenta sulla parete in fondo la Vergine in trono che adora il Bambino dormiente che, al pari della tavola di Petriolo, si adagia su un fianco. Ai lati, all' interno della nicchia, sono raffigurati i santi taumaturgici Antonio Abate e San Sebastiano. Il culto di S. Antonio Abate, che veniva invocato per allontanare il cosiddetto " fuoco di Sant' Antonio ", ebbe grande seguito tra il XIV ed il XV secolo in seguito alla Leggenda Aurea di Jacopo da Varazze. Nel tabernacolo è palese il ricordo dell' affresco di Girolamo di Giovanni a Villa Malvezzi di Bolognola, attualmente nella pinacoteca di Camerino. Il pittore sanseverinate schematizza il tutto, tanto che dall' edicola di Bolognola deriva anche la scansione geometrica degli spazi; mentre di gusto squisitamente salimbeniano sono i motivi vegetali al centro della piccola volta. Questo, insieme ai dipinti della Maestà presso San Severino Marche e la tavola del Museo Piersanti di Matelica con S. Anna, la Vergine ed il Bambino tra i SS. Rocco e Sebastiano, costituiscono una sorta di architettura psicologico-religiosa, una specie di messa in prospettiva di devoti pensieri e di affettuosi e malinconici sentimenti (Paolucci, 1974).
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